«La filosofia, quando fa uso di determinate categorie logiche ed ontologiche, di determinati principi etici, estetici o politici, è già di per sé una prassi che, nell'interazione con i singoli e con la collettività, tende a produrre una comprensione allargata dell'esperienza, al fine di muoversi più agevolmente in essa, di determinare un cambiamento o, finanche, un miglioramento delle condizioni date». Lo scrive Guido Traversa, professore di Filosofia Morale all'Università Europea di Roma e coordinatore del Master in Consulenza Filosofica ed Antropologia Esistenziale dell'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum nel suo saggio Identità Etica (manifestolibri). «La filosofia è, nella sua essenza, un modo particolare di sapere e di capire. Essa, infatti, cerca di mantenere legate tra di loro, senza confonderle, le diverse dimensioni cui ci si rifà per comprendere un qualcosa: la sua causa, i suoi effetti, le sue finalità, le leggi che lo regolano, le possibili emozioni o sentimenti che lo accompagnano, le sue conseguenze etiche, la sua eventuale bellezza, i mutamenti voluti o non voluti, che lo riguardano, le paure, i desideri [...], la sua rilevanza per la funzione pubblica (sociale, economica, lavorativa). [...] Quando essa comprende un qualcosa, tiene insieme dimensioni che le altre scienze tengono, di solito, nettamente separate».